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Tuesday, March 09, 2010

L.A. 2010: la rivincita delle veline

E va bene, tocca arrenderci. Se avete una figlia che vuole fare la velina con quale coraggio ora le direte di no? Lei vi spiattellerà in faccia la foto della Canalis in prima fila alla notte degli Oscar, pronta a consolare il deluso George Clooney. E voi? Che potete dirle? Rischiate che fra un po' abbia una fotogallery con la Corvaglia alla serata dei Nobel e la Melissa Satta tedofora alle Olimpiadi. Non c'è speranza.

Ma magari vi capita di avere culo e che vostra figlia voglia fare la regista. E già perchè ora ha un esempio da seguire, l'ottima Kathryn Bigelow che aveva già convinto negli anni da Blue Steel a quel capolavoro di Point Break fino a Strange Days e che ora con The Hurt Locker ha infranto, proprio alla mezzanotte dell'8 marzo, il tabù che aveva precluso l'Oscar per la miglior regia alle donne nelle precedenti 81 edizioni degli Oscar. Ad annunciarlo una emozionata Barbara Streisand che si è tradita subito, dicendo "The time has come" prima di pronunciare il nome della Bigelow.

Tra i pensierini da Oscar non manca un pizzico di delusione per i mancati premi a Tarantino, che almeno l'Oscar per la miglior sceneggiatura originale, già vinto con Pulp Fiction, l'avrebbe meritato ma si è consolato con la strameritata statuetta a Christoph Waltz miglior attore non protagonista finalmente vincente dopo le nomination rimaste tali per Samuel L. Jackson in Pulp Fiction e e Robert Foster in Jackie Brown.

Sullo schermo del Kodak Theatre è apparso pure Andreotti nella maschera di Toni Servillo ne Il Divo. Strano pensare che in una intera sala, per una volta, nessuno probabilmente avrà riconosciuto Andreotti. Anzi no, c'era la Canalis quindi... proprio nessuno l'ha riconosciuto.

Ultima citazione per Stephen Dorff, l'ex diacono Frost di Blade, che a soli 37 anni ha avuto un crollo estetico che mi ricorda quello di Andrè Agassi.

Friday, January 29, 2010

Addio alla fabbrica dei talenti e degli Oscar

E' finita oggi ufficialmente l'era della Miramax. La casa di produzione, che era dal '93 di proprietà della Disney, è stata ufficialmente chiusa. Riporto la notizia per ricordare lo strapotere dei fratelli Harvey e Bob Weinstein che negli anni '90 dominarono gli Oscar con le loro campagne di promozione mirate alle statuette. Ai due va però il merito di aver lanciato tre film che hanno caratterizzato profondamente il cinema di fine secolo, facendo conoscere a Hollywood e al mondo tre grandi registi: Sex Lies and Videotapes, che lanciò Steven Soderbergh, Pulp Fiction con il successo del genio tarantiniano e Trainspotting, l'indimenticabile opera di Danny Boyle. Mica poco.

Saturday, December 19, 2009

Che m'ero perso (2)

Stavolta è passato meno tempo dal primo "che m'ero perso" ma va assolutamente recuperato se vi era sfuggito, come a me, alla sua uscita in sala nel 2007. Il film è 12 ed è il remake russo firmato da Nikita Mikhalkov di "La parola ai giurati" firmato nel 1957 da Sidney Lumet. La trama è la stessa: dodici giurati chiusi in una sala per giudicare un ragazzo (un immigrato ispanico per Lumet un ceceno a Mosca per Mikhalkov) accusato di omicidio: il verdetto sembra già scritto, ma uno dei 12 avanza un "ragionevole dubbio".
La versione del regista russo, che interpreta anche uno dei giurati, è un capolavoro assoluto per come tratteggia i personaggi e per come sposta in maniera inesorabile e mai banale l'obiettivo dal processo in se' all'esame di coscienza di una generazione di russi post-comunisti alla disperata quanto impossibile ricerca di un compromesso con se stessa, con i propri ideali e la propria realtà.
Curiosamente "12", come La parola ai giurati (il titolo originale era "12 angry men"), sono stati candidati all'Oscar senza vincerlo: l'opera di Lumet nella categoria Miglior film venne sconfitto dal "Ponte sul fiume Kwai", mentre quello di Mikalkov perse la statuetta come miglior film straniero a favore dell'austriaco "Il Falsario".